Brexit: agricoltura valida alternativa al trasferimento giovani all’estero

sabato 14 luglio 2018 di Redazione Giovani Impresa

Giovane imprenditore agricoloGiovane imprenditore agricolo

Con la Brexit e lo stop agli arrivi annunciato dalla premier inglese si aggrava il problema degli sbocchi occupazionali e l’Italia deve essere pronta a offrire alternative valide alle nuove generazioni. Opportunità che possono essere offerte anche dal settore agricolo dove è in atto un ritorno epocale alla terra, che non avveniva dalla rivoluzione industriale, con quasi 30mila giovani che nel 2016/2017 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di sviluppo rurale (Psr) dell’Unione Europea, con ben il 61% concentrato al sud e nelle isole e il 19% al centro e il resto al nord, secondo l’analisi di Coldiretti.

Sono quasi 15mila i giovani italiani under 40 che si sono trasferiti in Gran Bretagna con il cambiamento di residenza nel 2016, l’ultimo anno disponibile. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat a commento delle dichiarazioni della premier britannica Theresa May sul fatto “non sarà più permesso alle persone di arrivare dall’Europa nella remota possibilità di trovare un lavoro” tranne per quelli qualificati. Più di un giovane italiano su tre (34%) si dice disposto a cambiare nazione per trovare lavoro e un 22% è convinto che il suo futuro sarà all’estero, anche se una ridotta minoranza (14%) ha già avuto esperienze lavorative in un’altra nazione, secondo una indagine Coldiretti/Ixè. E la Gran Bretagna rappresenta la meta preferita per i giovani connazionali in cerca di occupazione anche perché consente di completare l’esperienza di vita all’estero con l’apprendimento della lingua più diffusa a livello lavorativo.