Banca della Terra: Maria Letizia Gardoni ne parla a Punto di Vista

mercoledì 22 marzo 2017 di Redazione Giovani Impresa

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Lo hanno chiamato Banca della Terra, il progetto messo in atto dal Ministero delle Politiche Agricole che, attraverso una mappatura on line, censisce terreni incolti prevedendone la vendita, con un’attenzione particolare ai giovani sotto i 40 anni grazie alla concessione di mutui agevolati. Più nel dettaglio, la Banca della Terra si annovera tra le azioni che il MIPAAF sta mettendo in campo con l’obiettivo di promuovere il ricambio generazionale nel settore, valorizzando il patrimonio fondiario pubblico per riportare all’agricoltura anche le aree incolte. Ulteriore obiettivo, legato all’obbligo di destino agricolo dei terreni, è anche quello di contrastare il consumo di suolo. Sono ad oggi disponibili i primi ottomila ettari di terreni di proprietà di Ismea tutti in piena coltivazione, ovvero “chiavi in mano” e saranno destinati con corsia preferenziale ai giovani. Il potenziale indicato da ISMEA è di ventiduemila ettari a cui si potranno aggiungere quelli a disposizione Regioni, Comuni e Enti pubblici che sottoscriveranno convenzioni con Ismea. Saranno presenti anche quelli rientranti nell’iniziativa Terrevive, gestita dall’Agenzia del Demanio con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. La ricerca dei terreni sarà possibile direttamente dal sito di ISMEA, attraverso un sistema di mappatura delle terre previsto dal Collegato Agricolo, che permettere l’individuazione ed il reperimento di terreni di natura pubblica in vendita. Nella Banca della Terra, gli utenti potranno selezionare i terreni in base alla loro localizzazione e grandezza. In ogni scheda sarà possibile acquisire informazioni sulle caratteristiche, tipologie di coltivazioni e i valori catastali.

Della Banca della Terra e di tutte le iniziative promosse dal MIPAAF volte a favorire il ricambio generazionale in agricoltura ne hanno parlato Maria Letizia Gardoni, Presidente dei giovani agricoltori di Coldiretti e Raffaele Borriello, direttore Generale ISMEA a Punto di Vista, nota rubrica del Tg2. “La Banca della Terra è un’opportunità per la crescita del nostro Paese che getta le basi per una nuova riforma agraria in quanto mette a disposizioni oltre 20 mila ettari per generare nuova agricoltura – ha dichiarato Borriello – ma è anche un’importante strumento di valorizzazione del patrimonio pubblico”.

Interrogata sulle ragioni che hanno portato tanti giovani ad investire in agricoltura, Maria Letizia Gardoni ha dichiarato: “Ad oggi sono oltre 50mila gli under 35 che hanno deciso d’investire nella campagna italiana e questo perché le nuove generazioni hanno capito che il nostro Paese può ripartire puntando sull’agroalimentare Made in Italy. Il cibo Made in Italy rappresenta di fatto una carta vincente che ci distingue nel mondo e che sta dando oggi possibilità e prospettiva a tanti giovani che non vogliono abbandonare il nostro Paese. Di seguito l’intervista, punto per punto.

D. Quanto è stato difficile partire

R. Molto, in quanto non avendo una tradizione agricola alle spalle ho iniziato l’iter da zero. Oltre al problema dell’accesso al credito, quello della terra e l’elevata burocrazia hanno fatto rallentato il mio cammino facendomi perdere, in alcuni momenti, speranza e fiducia. La tenacia dei miei 17 anni mi ha permesso di non demordere e di seguire il mio sogno con forza e determinazione.

D. Com’è cambiata l’agricoltura oggi e cosa rappresentano i giovani per l’agricoltura

R. La prospettiva è cambiata moltissimo; fino a 30 anni fa l’agricoltura era considerata un settore residuale mentre oggi rappresenta una tendenza per i giovani che vogliono avviare una propria attività. Questo cambiamento di percezione è stato certamente aiutato da specifiche politiche ma anche da un percorso culturale che, in primis, la mia organizzazione Coldiretti ha fato negli anni. Un passaggio fondamentale è stato fatto nel 2001 grazie all’introduzione della Legge d’Orientamento che ha introdotto il concetto di multifunzionalità in agricoltura, ovvero la possibilità per un’azienda di accompagnare la tradizionale attività produttiva con altre collaterali all’agricoltura, quali ad esempio la trasformazione e la vendita diretta.

D. Quanto rende l’agricoltura

R. Dalla mia attività agricola guadagno tanto per poter pagare la rata del mutuo che ho contratto a 19 anni per acquistare terreno e macchinari, un dipendente a tempo determinato, uno stagionale e continuare a fare investimenti. Quello dell’agricoltore è un mestiere che rende anche se molto dipende da come viene svolta l’attività, dal mercato di riferimento, dalla capacità di innovare e di rendere l’attività creativa e, non da ultimo, dalla capacità di creare rete d’impresa.

D. Mi faccia un esempio di creatività

R. La creatività può essere molte cose, ad esempio innovazione di prodotto, di processo ma anche di attività sociale quando si offre un servizio a vantaggio dell’intera collettività.

L’agroalimentare dunque si presenta un settore capace di generare crescita e PIL che tuttavia deve fare i conti con fenomeni quali la contraffazione e le agromafie.

D. Come si può restare sul mercato quando si ha a che fare con contraffazione e agromafie

R. Siamo oggi spettatori di distorsioni economiche e di mercato che penalizzano l’imprenditoria onesta. Fenomeni come italian sounding, contraffazione e adulterazione dei prodotti rappresenta un danno economico e d’immagine incommensurabile e di questo problema soffre tutta l’agricoltura, in modo particolare i giovani che stanno iniziando ad investire nel settore.

Almeno per arginare questi fenomeni, l’unico strumento a nostra disposizione è la trasparenza sia per quanto attiene alla possibilità per il consumatore di sapere cosa porta sulla propria tavola, sia per il produttore che dev’essere messo nella condizione di produrre in modo concorrenziale grazie all’applicazione di regole comuni e condivise con i produttori extra UE. La trasparenza a cui mi riferisco si traduce in un sistema di etichettatura, oggi strumento politico ed economico di cui il nostro settore necessita enormemente. A tale riguardo speriamo di ricevere nelle prossime settimane buone notizie per quanto riguarda settori di punta del Made in Italy, come latte e cerali.

D. L’Europa è vostra amica o vostra nemica

R. Dal punto di vista agricolo, l’Europa appare come un soggetto “padrone” che negli anni ha complicato molto l’adempimento del nostro lavoro. Tuttavia quando si parla di accordi commerciali relativi al cibo dobbiamo tener presente che si tratta di un tema molto sensibile in uanto oggi il cibo rappresenta una fonte di business con molte regole da seguire, spesso diverse a seconda che si tratti di produzioni UE o extra-UE. Per tale ragione, come produttori e come Organizzazione sindacale ci arrabbiamo quando constatiamo che sulle nostre tavole arriva un prodotto extracomunitario che non rispetta le stesse nostre regole a garanzia della tutela del lavoro, dell’ambiente e della salute per giunta venduto come Made in Italy al fine di renderlo più appetibile agli occhi dei consumatori.

Per cui, etichettatura, controlli contro i traffici illeciti di prodotti esteri e la trasparenza nello smascherare pubblicamente quelle imprese che adottano comportamenti anti concorrenziali sono a nostro avviso la sola maniera per proteggere chi davvero vive d’agricoltura nel rispetto di rigide norme che tutelano sia il consumatore che il produttore.

Nel corso del servizio è stata intervista Francesca Cassanelli un’imprenditrice agricola del viterbese che alleva, assieme alla sorella Benedetta, galline ovaiole livornesi. Grazie alla loro passione hanno risollevato le sorti dell’azienda di famiglia dando vita ad una solida attività d’impresa. Vendono la maggior parte del proprio prodotto presso i nostri mercati di Campagna Amica.

Banca della Terra – La puntata di Punto di Vista