Allarme per il Made in Italy dopo appello a delocalizzare in Russia

giovedì 17 settembre 2015 di Staff Giovani Impresa

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Lo stop alle importazioni ha già provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, dai salumi ai formaggi. La produzione casearia russa di formaggio nei primi 4 mesi del 2015 ha registrato un sorprendente aumento del 30% e riguarda anche imitazioni di mozzarella, robiola o parmesan. È quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare il rischio di favorire la diffusione di tarocchi insito nell’invito, del vicepremier russo Arkadi Dvorkovich, alle imprese del settore agroalimentare italiano, a localizzare e investire in Russia con gli incentivi per l’import substitution, il piano federale che prevede stanziamenti per 265 miliardi di rubli (3,5 miliardi di euro) per sostituire i prodotti importati dall’estero.

L’embargo sui prodotti alimentari da parte della Russia, scattato all’inizio di agosto del 2014 e recentemente prorogato di un altro anno, costa all’Italia oltre 20 milioni di euro al mese solo nell’agroalimentare. I prodotti colpiti sono quelli già presenti nella lista nera come carne di manzo, carne suina e avicola, ma soprattutto, per il nostro Paese, frutta e verdura, latte e formaggi. Nei supermercati russi però si possono ora trovare fantasiosi surrogati locali che hanno preso il posto dei cibi Made in Italy originali, tra cui:

  • la mozzarella Casa Italia
  • l’insalata Buona Italia
  • la Robiola Unagrande
  • la mortadella Milano
  • il parmesan
  • la finta scamorza
  • il mascarpone.

A potenziare la produzione del falso Made in Italy non è stata solo l’industria russa, ma anche molti Paesi che non sono stati colpiti dall’embargo come la Svizzera, la Biolorussia, l’Argentina o il Brasile che hanno però aumentato le produzioni e le esportazioni dei cibi italiani taroccati nel Paese di Putin. In Russia è possibile infatti trovare scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta Made in Bielorussia, ma anche salame Milano e Gorgonzola di produzione Svizzera, Parmesan o Reggianito di origine Brasiliana o Argentina.

Il rischio riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre, in altri, sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri, senza che ci sia nella stragrande maggioranza dei casi una chiara indicazione nei menu.

L’invito a realizzare gli impianti di trasformazione alimentare in Russia non risolverebbe certo il problema, rischiando invece di alimentarlo, perché si favorirebbe la produzione di Made in Italy taroccato senza alcun legame con i prodotti agricoli nazionali, le cui caratteristiche dipendono proprio dal luogo di produzione.