Agricoltura italiana: come sono cambiate le nostre campagne

domenica 1 ottobre 2017 di Staff Giovani Impresa

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Agricoltura italiana in continuo mutamento: dalle prime banane – arrivate in Sicilia sotto la spinta dei cambiamenti climatici – al caviale di storione – il cui allevamento è stato da poco riconosciuto come attività agricola dopo che l’Italia ha conquistato il primato di principale produttore mondiale – sono solo alcune delle new entry del Made in Italy a tavola che fanno del Belpaese una realtà unica nel mondo. Di questo e di molto altro ancora si è discusso durante la giornata inaugurale della più grande fattoria mai realizzata in Italia nel centro storico di Milano, dove è stata apparecchiata la tavola della biodiversità tricolore. A contraddistinguere il cambiamento nelle campagne sono indubbiamente i nuovi prodotti arrivati in Italia per effetto dei mutamenti climatici, come le banane e gli avocado coltivati in Sicilia, il finger lime (sorta di cetriolo da cui si ricavano piccole perle trasparenti dal sapore forte, aspro e piccante che ricordano il limone) e persino il vero caviale di storione che oggi è possibile produrre addirittura in Lombardia, grazie all’innalzamento generale della temperatura che ha influito anche sulle acque.

Assieme alle new entry ci sono anche i cibi più antichi che tornano sulle tavole grazie agli agricoltori come, ad esempio, la manna, recuperata dagli agricoltori siciliani, che la estraggono dal frassino per essere usata come dolcificante per i diabetici, nelle cure dimagranti e nelle terapie disintossicanti. Ha origini romane il vino cotto bevanda marchigiana prodotta facendo bollire il mosto di uve bianche o rosse in caldaie di rame e lasciata quindi a fermentare e riposare in botti di legno per anni, mentre l’idromele è considerato addirittura bevanda fermentata più antica del mondo, più della birra. Non mancano cibi rarissimi, come sa pompia, sorta di cedro dalla buccia spessa e ruvida usato in Sardegna nella preparazione di dolci e liquori, il vino Loazzolo, la più piccola Doc d’Italia coltivata in un comune di appena 300 abitanti e meno di cinque ettari di terreno o lo spumante degli abissi, fatto invecchiare nelle profondità del mar Tirreno. Ma sono molti anche i prodotti della campagna che da nord a sud del Paese vengono considerati come elisir naturali dell’amore, ai quali sono attribuiti dalla tradizione straordinari poteri stimolanti, in alcuni casi addirittura confermati da prove scientifiche. E’ poi solo grazie all’impegno e agli sforzi degli agricoltori che è oggi possibile portare in tavola i cibi “eroici”, ovvero prodotti in condizioni ambientali difficilissime. E’ il caso della lenticchia di Ustica, coltivata là dove i trattori non possono arrivare, tanto che tutte le operazioni vengono fatte a dorso di mulo, del pomodoro siccagno, che si pianta nei terreni aridi dell’entroterra siciliano, del “vino dei ghiacciai” prodotto dai vitigni più alti d’Europa in provincia di Aosta.

Abbinano gusto a schiettezza popolare i cibi più “volgari” come il Bastardo del Grappa, formaggio che deve il suo nome al fatto di essere prodotto con il latte che non viene usato per fare un altro formaggio della zona, il Morlacco, o la Salsiccia Pezzente, un tempo destinata alle esigenze dei contadini e dei ceti meno agiati in generale, dal momento che viene preparata utilizzando tagli di carne poco pregiati, senza dimenticare le Patate cojonariis, tuberi di piccole e a volte piccolissime dimensioni diffuse in Friuli Venezia Giulia. E se non si ha il naso troppo delicato è facile apprezzare i cibi più “puzzolenti”, a partire dal formaggio Puzzone di Moena la cui crosta rimane sempre unta e favorisce il riprodursi di una flora batterica, che gli conferisce il sapore inconfondibile e il colore rossiccio caratteristico, fino al Marcetto teramano, crema di pecorino affinata con le larve di mosca, e al Bruss prodotto con pezzi di formaggio riciclato e ricotte inacidite.