Agricoltura, Censis: il settore enogastronomico è l’X Factor d’Italia

giovedì 10 dicembre 2015 di Staff Giovani Impresa

Mercato di Campagna Amica di BariMercato di Campagna Amica di Bari

Un vero e proprio successo per la nostra agricoltura, il record storico delle esportazioni alimentari Made in italy che conferma che “il vero X factor sta in una rinnovata ibridazione di settori e competenze tradizionali, che produce un nuovo stile italiano con il successo della gastronomia italiana che ha agganciato lo sviluppo della filiera agroalimentare, legandola anche al turismo, alle bellezze paesaggistiche e culturali del Paese, grazie anche al volano delle piattaforme digitali”.
E’ quanto si afferma nel commentare il rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, dal quale emerge il protagonismo dell’agroalimentare nella ripresa dello stesso. L’export agroalimentare è cresciuto di 8 punti percentuali, quasi il doppio dell’aumento fatto registrare dal Made in Italy nel suo insieme nei primi 9 mesi del 2015, per raggiungere a fine anno il record storico di 36 miliardi di euro.
La tendenza positiva, si registra anche a livello nazionale dove le città cambiano il look con un vero boom registrato di take away (+37%), ma anche di ristoranti (15,5%), bar (+10%) e gelaterie-pasticcerie (+8%) registrato dal Censis.

Con più di 4 pizzaioli su 10 si tratta di una opportunità di integrazione anche per gli stranieri, che vengono dall’estero, dove la domanda di cibo Made in Italy passa anche attraverso internet.
Un risultato sostenuto dal fatto che l’Italia è l’unico Paese che può vantare 275 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), superiori a quelle registrate dalla Francia oltre a 4886 prodotti tradizionali censiti dalle regioni, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), quota inferiore di quasi 4 volte rispetto alla media europea (1,4%) e di quasi 20 volte quella dei prodotti extracomunitari (7,5%).
L’Italia è anche il Paese con le regole produttive più rigorose nelle caratteristiche dei prodotti alimentari, dal divieto di produrre pasta con grano tenero a quello di utilizzare la polvere di latte nei formaggi, fino al divieto di aggiungere zucchero nel vino che non valgono in altri Paesi dell’Unione Europea. Sul territorio nazionale operano oltre 21mila agriturismi e c’è anche il maggior numero di agricoltori biologici a livello europeo (49.070) con una superficie coltivata, salita a quasi 1,4 milioni di ettari (+5%).

Il modello produttivo della nostra agricoltura è campione anche nella produzione di valore aggiunto. Il valore aggiunto per ettaro realizzato dal settore è più del doppio della media UE-27, il triplo del Regno Unito, il doppio di Spagna e Germania, e il 70% in più dei cugini francesi. Non solo: siamo i primi anche in termini di occupazione, con 7,3 addetti per 100 ettari a fronte di una media Ue di 6,6 (elaborazione su dati Commissione Europea).
Un percorso reso possibile dal grande sforzo di rinnovamento della nostra agricoltura dove 1 impresa su 3 è nata negli ultimi 10 anni con una decisa tendenza alla multifunzionalità, dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche le attività ricreative come la cura dell’orto e i corsi di cucina in campagna, o la cosiddetta agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili. “Il cambio generazionale, il rinnovamento della nostra agricoltura sono anche e soprattutto dovute ai nostri giovani agricoltori – ha dichiarato Maria Letizia Gardoni, Delegata Nazionale dei Giovani di Coldiretti – Si tratta di ragazzi che, anche con un percorso di studi totalmente estraneo al settore agricolo, hanno deciso di reinventarsi e investire proprio nella terra, sporcandosi le mani quotidianamente e raggiungendo risultati davvero importanti. Quella italiana, è un’agricoltura di successo perché è la sapiente unione di tradizioni secolari di ogni singola regione e l’innovazione che proprio questi giovani ragazzi hanno saputo integrare. Il successo del Made in Italy all’estero è un traguardo raggiunto da tutti, sia dai nostri agricoltori, ma anche dai consumatori che, attraverso acquisti responsabili, hanno valorizzato e preferito prodotti nostrani”.