Agricoltura: 10mila posti lavoro da primo raccolto cannabis di Stato

venerdì 31 luglio 2015 di Staff Giovani Impresa

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Il primo raccolto della cannabis di Stato a fini terapeutici conferma una grande opportunità per il Made in Italy, poiché la coltivazione, la trasformazione e il commercio della cannabis a scopo terapeutico per soddisfare i bisogni dei pazienti in Italia e all’estero può generare da subito un business di 1,4 miliardi e garantire almeno 10mila posti di lavoro dai campi al flacone. I risultati sono sorprendentemente positivi per il primo raccolto di cannabis terapeutica di Stato, prodotta nello stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze, incaricato per la prima volta dai Ministeri della Salute e della Difesa lo scorso anno di dare vita a una coltivazione di piante di marijuana destinato all’uso terapeutico, soprattutto per contrastare il dolore nei malati terminali.

Il fatto che con il primo raccolto di 80 piante si sia riusciti a ottenere 130 grammi di principio attivo, contro i 30 grammi delle normali coltivazioni, è la dimostrazione dello stato avanzato della ricerca in Italia. Si tratta del risultato del protocollo firmato lo scorso anno per l’avvio della produzione di cannabis terapeutica, che risponde ai bisogni di pazienti con patologie gravi (come Sla, la sindrome di Tourette, l’Alzheimer, il Parkinson e diversi tipi di sclerosi come la sclerosi multipla), contro le quali farmaci con il principio attivo della cannabis si sono dimostrati utili.  La cannabis, ottenuta con le legittime autorizzazioni, potrà essere consumata come decotto in barattoli da 5 mg, da sciogliere in acqua e assumere come fosse un tè, ma non si esclude che vengano preparati farmaci con principio attivo della cannabis.

Secondo uno studio della Coldiretti, solo utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell’ortofloricoltura, la campagna italiana può mettere a disposizione da subito 1000 ettari di terreno in coltura protetta. Si tratta di ambienti al chiuso dove più facilmente possono essere effettuate le procedure di controllo da parte dell’autorità preposte per evitare il rischio di abusi. Il calcolo per difetto tiene conto della disponibilità di circa 1000 ettari di terreno, della produzione di sostanza secca di infiorescenze e foglie sommitali, del numero di cicli di coltivazione possibili all’anno e della resa in principio attivo che, secondo il Ministero della Sanità, viene attualmente importato con un costo di circa 15 euro al grammo. Un’opportunità che va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto di filiera 100% Made in Italy che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica.

Una prima sperimentazione che potrebbe aprire potenzialità enormi, se si dovesse decidere di estendere la produzione in campo aperto nei terreni adatti: negli anni 40, con ben 100mila di ettari coltivati, l’Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis sativa, che dal punto di vista botanico è simile alla varietà indica utilizzata a fini terapeutici. “L’agricoltura italiana è oggi pronta a recepire le disposizioni emanate dal Governo e a collaborare per la creazione di una filiera controllata, capace di far fronte a una precisa richiesta di prodotti per la cura delle persone affette da malattia – ha affermato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che – si tratta anche di un progetto innovativo che potrebbe vedere il nostro Paese all’avanguardia nel mondo.”