Accordo UE-Giappone: un altro duro attacco al vero made in Italy

venerdì 4 gennaio 2019 di Redazione Giovani Impresa

Formaggi made in ItalyFormaggi made in Italy

Semaforo verde da parte dell’europarlamento all’accordo UE- Giappone di libero scambio. L’accordo, la cui entrata in vigore è fissata per febbraio 2019, sebbene preveda una caduta dei dazi per l’87% dell’attuale valore dell’export agroalimentare europeo in Giappone rappresenta un danno per i prodotti a marchio di qualità italiani in quanto accorda protezione ad appena 18 indicazioni geografiche italiane agroalimentari, sul totale di 822 denominazioni di origine, indicazioni geografiche e specialità tradizionali garantite (fra comparto alimentare e vitivinicolo) riconosciute in Italia.

Particolarmente penalizzato il Parmigiano reggiano che non godrà di alcuna protezione rispetto al termine Parmesan che si potrà continuare a utilizzare liberamente. Anche altri prodotti saranno danneggiati: per Asiago, Fontina e Gorgonzola è previsto un periodo di transizione di 7 anni nel quale è autorizzata la coesistenza con usi precedenti di tali nomi. Per Grana Padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valdapana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella di Bologna la tutela è a metà, ovvero la garanzia della Ig viene data solo per il nome complessivo, ma non per i termini individuali, per esempio pecorino, mortadella, grana, romano, ecc.

Se da un lato dunque, l’attenta e preziosa attività diplomatica del nostro Paese ha permesso di evitare in sede Nazioni Unite, l’adozione di una risoluzione che avrebbe messo alla gogna l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop) dissuadendone il consumo su basi del tutto erronee e forvianti, l’Unione europea continua a impegnarsi in accordi commerciali dannosi per le nostre eccellenze alimentari.  Infatti l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio Ue-Giappone, per quanto riguarda protezione dei prodotti a denominazione ricalca in peggio le stesse condizioni già concesse nell’accordo di libero scambio con il Canada (Ceta) ma con un aggravante dal punto di vista procedurale, ovvero la non necessaria ratifica da parte dei Parlamenti nazionali per la sua entrata in vigore. Un accorgimento probabilmente preso alla luce delle difficoltà incontrate con il Ceta, non ancora ratificato dalla maggioranza dei paesi europei ad oltre un anno dall’entrata in vigore.

Secondo quanto riportato nel Rapporto 2018 ISMEA-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane DOP, IGP e STG, il comparto delle IG italiane esprime i risultati più alti di sempre superando per la prima volta i 15,2 miliardi di euro di valore alla produzione per un contributo del 18% al valore economico complessivo del settore agroalimentare nazionale. In crescita anche l’export delle IG made in Italy che raggiunge gli 8,8 miliardi di euro (+4,7%) pari al 21% dell’export agroalimentare italiano, ma al tempo stesso, denuncia Coldiretti, cresce anche il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio arrivando ad oltre 100 miliardi.

Da anni Coldiretti, anche con il sostegno di Coldiretti Giovani Impresa, è impegnata in svariate attività volte a garantire la trasparenza in tutta la catena alimentare e a fornire al consumatore informazioni dettagliate e corrette sugli alimenti per promuovere consumi consapevoli. In tale prospettiva Coldiretti, insieme a Campagna Amica e ad altre nove organizzazioni, si è fatta promotrice dell’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) “EatORIGINal – Unmask your food” per chiedere alla Commissione europea di rendere obbligatoria l’indicazione del paese di origine per tutti gli alimenti trasformati e non trasformati che circolano nell’UE e di introdurre requisiti di tracciabilità più rigorosi. Il sito per sottoscrivere l’iniziativa è: www.eatoriginal.eu.