Accordo sul clima: Trump si sfila nell’anno tra i più caldi di sempre

sabato 17 giugno 2017 di Staff Giovani Impresa

Granturco distrutti dalla siccitàGranturco distrutti dalla siccità

L’Amministrazione del neo Presidente USA Donald Trump si è sfilata dall’accordo sul clima al G7 dell’Ambiente – che si è concluso il 12 giugno scorso – proprio nel giorno in cui è stato annunciato che i primi cinque mesi dell’anno 2017 sono stati negli Stati Uniti i secondi più caldi di sempre, ma anche i quarti più siccitosi. Ad affermarlo è un’analisi della Coldiretti sulla base dei nuovi dati del Noaa, il National Climatic Data Centre, secondo i quali il periodo gennaio-maggio sul territorio americano, si è piazzato al secondo posto tra quelli più bollenti dal 1880, data di inizio delle rilevazioni.

Si tratta della conferma della tendenza al surriscaldamento globale del pianeta con le temperature annuali che hanno fatto segnare, per la quinta volta, il record nel ventunesimo secolo (2005, 2010, 2014 e 2015). La situazione è difficile anche in Italia con il 2016 che si è classificato al quarto posto tra gli anni più caldi di sempre, con una temperatura che è risultata di 1,24 gradi superiore alla media del periodo di riferimento, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr, che evidenziano come anche la primavera 2017 sia stata la seconda più calda dal 1800 ad oggi, con un’anomalia di +1,9 gradi e la terza più asciutta, con un deficit di quasi il 50% rispetto al periodo 1971-2000.

Il risultato è l’aumento delle bizzarrie del clima che in questo inizio d’anno, hanno visto l’alternarsi in pochi mesi di maltempo, caldo anomalo, gelate e siccità, con danni al settore agricolo per oltre un miliardo di euro. Il caldo e l’afa di questi giorni, inoltre, stanno aumentando considerevolmente il rischio di incendi: sono già diverse le richieste di intervento aereo alla protezione civile. Nel campi coltivati lungo tutta la Penisola con il grande caldo gli agricoltori devono ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni e anche i vigneti e il fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte per i grandi formaggi tipici. Se l’Emilia Romagna ha richiesto addirittura al Governo lo stato di emergenza la situazione è preoccupante un po’ ovunque a macchia di leopardo.